• (Italiano) Responsabilità da insidia stradale e buche per la Pubblica Amministrazione

    Posted on April 21, 2012 by in Damage Compensation, sinistri auto

    Nella vita quotidiana, può succedere di incorrere in piccoli o grandi infortuni, qualificabili come danni da insidia, poiché causati da pericoli occulti che possono ripercuotersi sull’utente ignaro. Ebbene, al riguardo occorre precisare come spesso, è proprio la Pubblica Amministrazione, il gestore del bene (demaniale quindi) ove si verifica l’evento dannoso, e allora ci si chiede che responsabilità può configurarsi in capo a tale gestore.
    Al riguardo infatti si è assistito nel corso del tempo ad una evoluzione giurisprudenziale, volta alla salvaguardia degli interessi del soggetto danneggiato, che si ripercuote di fatto sulla responsabilità dell’ente pubblico tenuto quindi al risarcimento dei danni (fisici e materiali) patiti dai danneggiati. Infatti se ormai dalla storica sentenza della Corte Cost. n. 156 del 1999 appare pacifico come la Pubblica Amministrazione risponda de ogni atto o fatto illecito connesso con gli obblighi cui è tenuto quale proprietario e incaricato della gestione del bene, resta solamente da inquadrare sotto quale ambito possa riscontrarsi tale responsabilità: se sotto il dettato dell’art. 2043 c.c. oppure dell’art. 2051 cc. Distinzione questa, non meramente formale, ma dalla quale derivano conseguenze di ordine probatorio non poco rilevanti.
    La più recente giurisprudenza infatti tende a ricollegare la responsabilità della Pubblica Amministrazione all’art. 2051 c.c. tutte le volete in cui sia “possibile un concreto controllo ed una vigilanza idonea ad impedire l’insorgenza di cause di pericolo, ovvero, per la loro limitata estensione territoriale, consentano una adeguata attività di vigilanza” (Corte Cass. n. 22671 del 21.112011). Ebbene, da tale impostazione deriva come conseguenza primaria l’irrilevanza della colpa nella causazione dell’evento insidioso connesso con la custodia del bene, trattandosi di null’altro che dell’estensione del c.d. rischio da custodia secondo l’antico brocardo latino “cuius commoda eius incommoda” già pacificamente operante per il custode dei beni privati, ed esteso quindi anche ai beni demaniali. Ampliamento questo, che si traduce nella configurabilità in capo alla Pubblica Amministrazione di una ipotesi di responsabilità meramente oggettiva comportante un restrizione dell’onus probatorio del danneggiato; Ergo l’utente sinistrato dovrebbe solamente provare il nesso causale tra l’infortunio generato dall’insidia e i danni riportati. (si veda Corte Cass. con la sent. n. 20415 del 22.09.2009) e si assisterebbe nel concreto all’inversione dell’onere della prova- il Comune è obbligato a custodire le strade e le aree ad esso affidate in custodia, con la conseguenza che è responsabile dei danni cagionati alle persone e cose, nei limiti in cui dimostri che vi sia l’impossibilità di governo del territorio-.
    Tuttavia appare ovvio come un tale principio debba trovare una limitazione nell’applicazione concreta, onde evitarne un abuso da parte dell’utenza. Si è assistito così al proliferare di paletti giurisprudenziali volti a limitare tali ipotesi di responsabilità oggettiva. Tra le tante si cita ed esempio la sent. N. n. 15042 della Corte Cass. del 2008 ove, ponendosi l’attenzione Essendo tuttavia detti beni particolarmente esposti a fattori di rischio […]il caso fortuito idoneo ad esimere da responsabilità il custode […] va individuato […] nei casi in cui la causa che ha provocato il danno non sia strutturale e intrinseca al modo di essere del bene, ma sia derivata da comportamenti estemporanei di terzi, non immediatamente conoscibili o eliminabili dal custode”. Tuttavia, malgrado i tentativi giurisprudenziali, appare ovvio come per poter escludere la propria responsabilità in dette ipotesi, la Pubblica Amministrazione deve necessariamente provare l’esistenza di quel fattore estraneo alla sfera soggettiva del danneggiato, idoneo ad interrompere quel nesso causale posto a fondamento della responsabilità intesa come oggettiva.
    In capo alla Pubblica Amministrazione, può tuttavia riscontrarsi – se volgiamo in via subordinata a quella fin’ora esaminata- anche una responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c..Tale norma infatti, posta a fondamento del “neminem laedere”, tende a tutelare il danneggiato dalla cosiddetta insidia o trabocchetto. Per poter trovare applicazione però al caso concreto devono poter rscontrarsi ben due differenti aspetti: quello dell’insidiosità -quale espressione oggettiva dello stato in cui versa il bene demaniale scenario del sistro- e quello della non prevedibilità del verificarsi dell’evento- più squisitamente soggettivo-. Si veda in merito la Sent. Corte Cass. n. 22671 del 21.112011 che parla di una “situazione di pericolo occulto […] caratterizzata dall’elemento oggettivo della non visibilità del pericolo e da quello soggettivo della non prevedibilità dello stesso secondo il comportamento di colui che utilizzi la normale prudenza”. Qui però non siamo dinnanzi ad una ipotesi di responsabilità oggettiva, e conseguentemente non si assiste all’inversione dell’onere della prova caratterizzante l’altra ipotesi analizzata, con la conseguenza che sarà il soggetto danneggiato a dover di volta in volta dimostrare che l’evento dannoso si è verificato a causa della c.d. “isidia” o “trabbochetto” ovvero che il bene demaniale presenti una situazione di pericolo occulto ricadendo in capo alla Pubblica .Amministrazione solo l’onere della prova dei fatti impeditivi. . Ovviamente , questo fattore scriminate del trabocchetto risulta essere una elaborazione giurisprudenziale volta a limitare l’estensione di responsabilità della Pubblica Amministrazione, che conseguentemente viene a ad assumere una posizione di innegabile vantaggio nei confronti del cittadino danneggiato. Ed è proprio per tale motivo che si è sviluppata l’ impostazione giurisprudenziale analizzata per prima, che appunto tende a riequilibrare i rapporti tra utenza e P.A.

4 Responses so far.

  1. davide m. says:

    vorrei sapere se cadendo in un area di parcheggio pubblica su cui c’era del muschio sul marciapiede può farmi avere un risarcimento danni, mi sono fratturato la gamba e ho fatto le foto del posto

    • staff says:

      Se l’area è aperta la transito e il muschio rendeva particolarmente scivolosa la pavimentazione, in mancanza di una segnalazione di pericolo ciò rappresenta una INSIDIA e quindi genera una responsabilità dell’ente gestore e incaricato della manutenzione del parcheggio

  2. […] Corte di Appello di Lecce, sez. dist. di Taranto, del 06.07.2012) che hanno tutte riconosciuto, sul tema in generale della responsabilità degli enti proprietari della strada, una responsabilità ex art. 2051 c.c., tramite l’estensione del c.d. rischio da custodia, […]

  3. maria says:

    sono caduta in una buca di Roma, ho fatto causa al comune e il giudice mi ha dato torto, vorrei se fosse possibile un consulto analizzando la sentenza se vi sono i presupposti per impugnarla.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>